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Simon Boccanegra, il doge che ha corso per tutto l’Ottocento

Posted in arte by circospetto on 23 ottobre 2015

SIMON BOCCANEGRA

…per arrivare, nel secondo dopoguerra, al Museo di Sant’Agostino. In occasione della messa in scena dell’opera omonima al Carlo Felice, ecco ciò che scrive nel 1870 un anonimo al Giornale degli Studiosi di lettere, scienze, arti e mestieri:

Lettera al Cav. D. Luigi Grillo Direttore del Giornale Degli Studiosi.

Entriamo insieme il maestoso andito e i porticati dell’antico collegio gesuitico, ora regio Ateneo. Io voglio essere giusto e quel che merita lode lodiamolo, quello che una avvertenza soltanto questa diamo con preghiera di accettarla, e liberi a biasimare ciò che altro che di biasimo non è capace.

Nella nicchia che soprasta il grande portone io veggo rimesso il busto del benemerito P. Paolo Balbi fondatore di questo magnifico fabbricato, con sotto la analoga inscrizione. Iscrizione e busto che per ricordare esse un Gesuita, le forsennate ire del 1848 con demenza e pari ingratitudine aveano casse di suo luogo. Lode qui al magnanimo che ve le fece riporre. [NdA: Vi furono rimesse nel 1868] Andiamo oltre. Oh! l’antico Boccanegra! io ti saluto, e mi rallegro che benchè morto da tanto tempo riesci a correre su e giù nei giorni nostri le scale della Università. Ti fermerai qui? Gli studenti ti han già rotto un piede; presto presto, che zoppicando puoi ancora ridurti in luogo più sicuro, se tardi ancora e’ ti romperanno l’altro e forse anche il collo, e allora? Ma fine alla celia. In capo alla prima scala là dove questa si divide in due è posta la statua rappresentante Simone Boccanegra che fu primo Doge di Genova, e fullo due volte, morto di veleno, secondo l’opinione di molti benchè altri il neghino, da Pietro Malocello nel 1363.
Statua che era parte di un mausoleo eretto al grand’ uomo nella chiesa di San Francesco di Castelletto. Spianata questa chiesa nel 1806 il monumento fu distrutto e la statua gittata non saprei dove, nel 1836 secondo una iscrizione che qui sotto riferisco fu trasportata all’Università: intorno al 1840 con solenne incongruenza posta in piedi in una nicchia lungo la scala dell’orto botanico: nel 1848, attese le rimostranze dell’avvocato Federigo Alizeri, che nella sua Guida di Genova (2. 114) forte lamentava questa storpiatura di posizione, tolta di là: nel 1859 posta giacente e in quel modo stesso che ora qui si vede, giù nel primo ingresso a fianco della scala de’ leoni in faccia alla finestra che riesce a destra di chi entra, con in alto affissa nella parete la seguente iscrizione del Prof, ora canonico Filippo Poggi, ma mutilata male a proposito, per cui di questi giorni l’autore scrisse di ripudiare l’iscrizione per sua. […]

Nel 1867 finalmente fu qui allogata. Ha sotto una base a doppio zoccolo alta soli 45 centimetri nella quale, secondo mi fu detto, furono scritte a principio queste semplici parole

SIMONIS BOCCANEGRA DUCIS MONUMENTUM

le quali dal 1869 si trovavano cangiate in queste altre:

SIMONIS BOCCANEGRA PRIMI GBNVENSIVM DVCIS ET VENENO PER PETRUM
MALOCELLVM REGIS CIPRI EMISSARIVM IN CONVIVIO PEREMPTI CENOTAPHIUM
QUOD IN DIRVTA ECCLESIA DIVI FRANCISCI CASTELLETI PR0SPICIENDVM ERAT

RESTAVRATVM
ANNO MDCCCLXVII

poi su questa base sono tre piccoli leoni locati ad eguale distanza tra loro, quelli stessi che erano nel monumento a S. Francesco (Aliz. Guida 2, 114) e sul loro dorso è distesa la statua con alto beretto ducale in capo, le braccia allungate sul corpo, e le mani incrociate, al disopra fisse sul muro sono tre targhe, fattura recente e imitazione di quelle che erano nel monumento antico, esse rappresentano gli stemmi, due del Casato e una del Comune. Ma sta bene così?

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