circospetto! genova da un altro punto di vista

[Immemorabilia] Bonessio di Terzet: Genova, città fantasma? (1998)

Posted in città by circospetto on 5 marzo 2014

Pomodoro a Ponte dei Mille

Giò Pomodoro, “Sole” (1988-2001), a ponte dei Mille

I partecipanti a questa discussione sono Paolo Seghezza, Gianni Revello, Sergio Bertola, Fabrizio Boggiano, la signora Pozza, Maurizio Rolando e Emilio Stabilini. Non sono tutti i collezionisti genovesi, ma sono comunque una rappresentanza ben qualificata. Il nostro colloquio si basa sulla domanda: quale è la situazione del collezionismo e del collezionista d’arte contemporanea in generale, e specificamente a Genova? 

Tutti iniziano a criticare duramente, con prove inoppugnabili, la solitudine amara a cui sono lasciati dalle istituzioni pubbliche preposte alla gestione della cultura e in particolare dell’arte contemporanea. Si parla delle grandi occasioni perdute e si ricorda, tra le altre cose, la scultura di Pomodoro alla quale il Comune non è riuscito a trovare un posto; il rifiuto di una scultura di Lichtenstein che adesso fa bella mostra di sé nel centro di Barcellona; il fatto che la città di Albisola non abbia saputo trovare una sistemazione adeguata per Baselitz, che quindi non è potuto venire a vivere e a lavorare in Liguria, o che alla prima riunione del Comitato scientifico di Palazzo Ducale avessero partecipato Gemano Celant e un esponente del Beaubourg di Parigi, poi dimessisi.

Questi collezionisti sono preparati, attenti; le loro collezioni si differenziano nelle modalità intellettuali di costituzione e acquisizione, ma partono tutte per lo più dal secondo dopoguerra spingendosi sino all’oggi. Paolo Seghezza ha raccolto opere degli anni Cinquanta e Sessanta nell’ambito dell’astratto, con molta cura per le correnti storiche. Fabrizio Boggiano preferisce gli anni Sessanta e Settanta ma non disdegna di allargarsi alla contemporaneità. Gianni Revello, assieme alla moglie, ha formato una bella presenza di autori dal Settanta a oggi. Sergio Bertola colleziona opere dal ’75 a oggi raccogliendo il meglio dei concettuali, minimalisti, dell’arte povera, come delle ultime tendenze artistiche italiane, europee e americane. Emilio Stabilini ha iniziato la sua collezione nel ’64, per scuole: cinetici, pop italiana, arte povera, arte fotografica degli anni Settanta, fluxus, transavanguardia, anacronisti, sino alle sperimentazioni odierne. Maurizio Rolando ha una collezione di famiglia, iniziata dalla madre e che adesso continua con i fratelli, con opere dagli anni Sessanta agli Ottanta.

Dalla discussione emerge una posizione comune: la non esistenza della controparte pubblica, dei musei, del Comune, della Regione e della Provincia. Un coro uniforme, quasi un’ovvietà la risposta alla dovuta domanda. Il Comune non si è interessato a costruire un polo d’arte contemporanea, non ha fatto rassegne che mostrassero ed educassero il gusto dei cittadini, ma si è limitato a mostre decisamente di second’ordine, a manifestazioni che non hanno interessato la critica nazionale, figuriamoci quella straniera; si è preoccupato di riempire alla bell’e meglio gli spazi in dotazione con artisti locali e neppure facendo una politica a favore dei giovani. È vero, ha aperto uno spazio-giovani a Palazzo Ducale, ma chi sono gli espositori se non quei poveretti usciti dall’Accademia di Belle Arti che poco dice in fatto di creatività, rimanendo chiusa dentro le esperienze, più tecniche che artistiche, di un tardo astrattismo postbellico?

In città gli spazi per l’arte contemporanea non mancano. Villa Croce è nata come museo d’arte contemporanea ma continua un’incredibile sene di mostre di “artisti” che con le ricerche contemporanee hanno poco o niente a che fare; Palazzo Ducale ha avuto sin dall’origine un non delineato e chiaro utilizzo e si limita a qualche grande mostra storico-turistica come per Van Dick, o quella sul futurismo; la Commenda di Pré non è utilizzata se non per modeste attività e non ancora stabilmente; i Magazzini del Cotone, nell’area del Porto Antico, zona Expo-Acquario, che nelle ipotesi di alcuni collezionisti potrebbe essere sede del Museo Contemporaneo. Queste le sedi già pronte, ma senza un progetto comune, una scansione spaziale e temporale di eventi da allestire, mentre dovrebbero diventare un punto di riferimento per l’arte, luoghi per diffondere questa cultura.

Beuys alla Samangallery

Joseph Beuys / 14 febbraio 1976 / samangallery / vico parmigiani 1 / 16123 genova

E vero anche che le nostre leggi sono vecchie, che i musei stranieri possono vendere e comprare, mentre non lo sono i nostri che, tuttavia, almeno potrebbero porre a capo di tali strutture persone di consolidata competenza che siano veri direttori responsabili di un “luogo”.  Alcuni collezionisti, come Stabilini, propongono una cosa molto semplice: ospitare nei luoghi deputati di Genova il meglio delle collezioni dei musei civici o statali di altre città, quelle collezioni di arte moderna e contemporanea che arricchirebbero la cultura cittadina e inizierebbero un nuovo clima movimentato e più vivo, quale si respirava soprattutto negli anni Settanta e in quelli immediatamente precedenti. In quegli anni a Genova agivano parecchie gallerie private che proponevano il meglio delle attività artistiche internazionali, come il Deposito, la Samangallery, il primo Locus Solus, la Forma, la Bertesca, la Polena, ecc. e i nostri collezionisti erano i primi e frequentarle, guardavano e compravano, non limitandosi ad organizzarsi su quest’area ristretta, ma esplorando Torino, Milano, Roma, New York, e ancora l’Olanda, il Belgio, Londra, venendo a contatto con le più importanti gallerie internazionali, coi mercanti più abili, con gli artisti più giovani e interessanti.

Si dice che il collezionismo genovese pecchi per troppa chiusura, e può essere vero, per una questione di carattere, ma in massima parte ciò è dovuto al fatto che la città è ignorante su questo versante, non è aperta. La situazione della responsabilità pubblica è quella che è, inesistente, indifferente, e quella privata è mancante, essendo aperte attualmente pochissime gallerie che propongono arte contemporanea: la Galliani, la Leonardi V-Idea, forse gli Orti Sauli e il Laudo – ma bisognerà vedere i prossimi appuntamenti. Una sola galleria, la Martini & Ronchetti propone annualmente una o due mostre storiche. All’inizio dell’anno aprirà un nuovo spazio, il Fitzcarraldo, con una mostra dedicata a Claudio Costa, artista scomparso da poco tempo e già quasi dimenticato dalle solite istituzioni pubbliche. Si spera che sia un indizio di ripresa e che tale ripresa si consolidi, come auspicano anche i collezionisti di Genova, nella riassunzione di responsabilità piena del “momento pubblico”, così come del ritrovato coraggio del “momento privato”, che si auspica trovi le forze per moltiplicarsi – non attendendo altro i nostri collezionisti che di mostrare le loro opere: per piacere e soddisfazione personali, ma anche perché farle uscire dai magazzini e dalle case ed esporle alla città e al Paese è, per essi, un segno di riconoscimento a cui tengono.

Ettore Bonessio di Terzet è docente di Estetica all’Università di Genova

[Flash Art, febbraio-marzo 1998]

Advertisements

Commenti disabilitati su [Immemorabilia] Bonessio di Terzet: Genova, città fantasma? (1998)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: