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[Post] Delitto di salita Pollaiuoli, un effetto della «venefica droga» (1925)

Posted in città by circospetto on 20 febbraio 2014

Macchine per scrivere Continental.jpg

Ci è stato chiesto un aggiornamento a proposito delle avventure dei post precedenti, dedicati al “detective internazionale” di Galleria Mazzini: la copertina del libro di Mario Viale faceva riferimento al “delitto di Salita Pollaioli” e – a meno di non sborsare 350 € per comprare la copia superstite, tutto quello che siamo riusciti a scoprire proviene dalle pagine del Secolo XIX. Non si tratta di traffico ma di uso: nel giro di qualche decennio la coca, da tonico in vendita in farmacia (in via Luccoli) per curare gli “stati di indebolimento”, è diventata una sostanza che compra in cartine (sempre in via Luccoli…) e che si fiuta “per inebriarsi, per esaltarsi”.

Il Secolo XIX, 28 giugno 1925 – Ieri, verso le 13,30, è stato scoperto in una pensione di Salita Pollaiuoli, al numero 12, interno 15, un orribile delitto che, non appena conosciuto in tutto il popoloso rione, ha destato la più viva e giustificata impressione. […] Anche noi, per dovere del nostro ufficio, poco dopo le 14 ci siamo recati sul posto.
A destra, appena entrati, si apre una porta a due battenti che porge in una camera abbastanza illuminata. A terra, presso la finestra che guarda la Salita pollaiuoli, si trova un baule, di quelli bassi che normalmente servono le cabine di bordo. Misura un metro e mezzo di lunghezza, mezzo metro circa di larghezza e trenta centimetri circa di altezza. In questo baule, piegato e appoggiato sul fondo sul fianco destro, giace orribilmente costretto il cadavere di una donna giovane ancora. […]
Sulla figura dell’uomo che aveva in affitto la camera, Antonio Gregori, ben poco sappiamo. Egli è nato a Milano, ha circa trentadue anni, da molto tempo abitava nella nostra città. Rappresentava a Genova la ditta Levi di Milano, la quale, a sua volta, era la rappresentante esclusiva per l’Italia e Colonie della macchina da scrivere “Continental”. […]

Il Secolo XIX, 9 settembre 1925 – Antonio Gregori narrò. Uomo debole, affetto da una malattia che gli aveva dato al cervello, incontrò una giovane, Giorgina Caffarena. Lo sedusse, lo conquistò, lo avvinse nei lacci di un amore che raggiungeva il parossismo della passione più sfrenata. Per lei avrebbe commesso qualunque sacrificio: pur di non perderla, pur di darle tutto quello che chiedeva si spogliava di ogni cosa. Impegnò tre macchine della ditta che rappresentava, vendette i suoi indumenti, tra cui due soprabiti, vendette le camicie, di tutto si privava per saziare le brame della sua Giorgina. Ad essa fu legato dal giorno in cui la conobbe. Senza di lei non poteva vivere, non poteva perderla. Era ridotto alla vera miseria, alla fame, alla vera fame, come lui afferma: eppure quando poteva toccare un po’ di denaro, lo prestava alla ragazza perché potesse andare al cinematografo. Ricorreva a imprestiti da qualche amico.
La sera del 22 giugno in piazza De Ferrari si imbatté in quel Franz di cui tanto si è parlato, e che ora è finalmente identificato nella persona di Francesco Parodi, detto Franz, rappresentante di commercio al quale aveva già ricorso per qualche piccolo imprestito. Il Parodi era in compagnia di una signora, la Valeria Bruno. Il parodi presentò alla signora il Gregori, calcando sulle parole: è un famoso don Giovanni. Il Gregori alla Bruno si interessò subito; erano entrambi cocainomani. Fu convenuto che la Bruno sarebbe andata da Gregori, e che avrebbero fiutato insieme la venefica droga. E infatti il giorno dopo la Bruno si recò dal Gregori, il quale le presentò una cartina della droga. La Bruno lo guardò con sprezzo, osservando che per così poco non valeva la pena di essersi recata fino dal Gregori. Questi allora disse che avrebbe potuto averne molto di più, e subito; ma che gli mancavano i denari per acquistarla. E fu la donna che gli fornì il denaro necessario. Il Gregori uscì, si recò in un bar di via Luccoli, proprio nella discesa da piazza Fontane Marose, ove sapeva di trovare il Morchio (Gianco), che gli avrebbe somministrato la cocaina. E infatti poco dopo tornò. Intanto la Bruno si era tolta i gioielli, e li aveva deposti sul tavolino da notte.
Aspirarono quattro cartine di cocaina ciascuno per inebriarsi, per esaltarsi. Nell’attesa che la cocaina producesse l’effetto desiderato, il Gregori si mise a radersi la barba, per andare dalla sua Giorgina; voleva farsi bello per lei, e forse nella sua mente balenava la speranza di poter portare qualche cosa che bastasse a farla lieta. E gli effetti della cocaina non si fecero attendere molto a lungo, ma in una forma tutto affatto diversa da quella che egli, secondo le sue affermazioni, si attendeva. Sentì come un afflusso di sangue al cervello, gli ricomparve agli occhi la Giorgina, che non voleva tradire. La donna che attendeva, più che ripugnanza, gli fece ribrezzo, una allucinazione, una vertigine di sangue lo accecò, e nel sangue tuffò la mano omicida. Il rasoio era una buona arma: prese la donna per i capelli, la costrinse supina e vibrò il colpo.

Puntate precedenti[Post] Avventure di Mario Viale, investigatore: l’adultera di Torino (1927)
[Foto] Galleria Mazzini: Mario Viale, detective internazionale (1925)
Cocaina, “Quando lo avremmo saputo senza le intercettazioni?”
Clamoroso! In via Luccoli vendono la coca in pillole (e con le istruzioni)

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