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Fanciulli sotto la pioggia: Philadelphia (1876) e piazza Manin (2012)

Posted in arte, città by circospetto on 24 luglio 2012

Emanuele Caroni, Out in the rain, Philadelphia

La replica in piazza Manin

“Festa agli Italiani in Filadelfia”, intitolava nel 1876 la rivista Il Raffaello. Il 17 aprile si era inaugurata la Centennial Exposition, cui partecipava – tra gli altri, – lo scultore Emanuele Caroni, professore della Regia Accademia di Firenze.  “Nato in Roncate nel 1826, studiò a Firenze sotto il Bartolini ed ebbe fortuna a Washington, a San Francisco, a Filadelfia, a Parigi”, scrive Luigi Callari nella sua Storia dell’arte contemporanea italiana (1909). Caroni è autore di opere con titoli come Figlia del povero sorpresa dal freddo e Schiava alla vendita, e di quella fontana del Pescatorello a Prato che fu chiamata la “fontana del papero” per le vivaci creature di marmo che la decorano. Scrive di lui Matteo Gardonio nel 2007:

Caroni, che legherà il suo nome all’Esposizione di Filadelfia del 1876 e dove, nella città americana, lascerà l’imponente monumento a Cristoforo Colombo, a Parigi esporrà nella sezione italiana nel 1889, in un momento nel quale, molti dei suoi colleghi italiani, si trasferiranno definitivamente in Francia; una scelta controcorrente, ma comprensibile in virtù dellasua nomina a Cavaliere della Corona d’Italia, dovuta ai suoi trascorsi fieramente anti-austriaci. Ben presto, a Parigi, Caroni si inserì nella scuderia del mercante Goupil, che fece circolare le sue opere di carattere più “sdolcinato” e borghese, con l’intenzione di venderne più repliche possibili. La forte vicinanza al mercato fece di Caroni uno scultore tipicamente alla moda e non a caso, egli presentò a Parigi la Schiava alla vendita (fra l’altro già esposta a Firenze nel 1861) oltre al gruppo dell’Amore vincitore della forza e l’Ofelia, temi che fra gli accademici, basterà pensare a Gérôme, ed i mercanti, andavano per la maggiore. Tuttavia il “caso” di Caroni è emblematico per molti scultori italiani dell’epoca; nonostante egli si fosse formato tra lo studio di Vincenzo Vela e quello di Lorenzo Bartolini, che significava il meglio della scultura italiana pre-unitaria, e condividesse in pieno gli ideali risorgimentali dei colleghi (aveva combattuto alle Cinque Giornate di Milano), venne inghiottito da dinamiche economiche, che lo portarono ad accontentare la borghesia più salottiera mettendo da parte ogni tipo di velleità artistiche.

Una replica di cemento è nel cortile della Ggallery, in piazza Manin; esemplari in bronzo si trovano negli Stati Uniti: a Mena (Arkansas) e nel parco dell’università a Carbondale (Illinois).

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