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Edoardo Manzoni (1930-2012), gallerista d’arte contemporanea

Posted in arte by circospetto on 27 marzo 2012

Di Edoardo Manzoni ricordiamo – tra le altre cose –  l’affabilità, l’attenzione al lavoro degli artisti, il lungo rapporto con Eugenio Battisti, la purezza delle scelte grafiche dei cataloghi di A G Fronzoni, gli spettacolari bronzi di Lucio Fontana fotografati da Domus nelle stanze del suo appartamento. Dopo la chiusura della galleria La Polena, Manzoni ha spostato l’attività in Sardegna, dove ha fondato a metà degli anni Novanta il Museo di Arte Contemporanea Su logu de s’iscultura di Tortolì, ricco di opere all’aperto, per donare nel 2011 la sua collezione – documenti e cataloghi racconti in cinquant’anni di attività compresi – all’associazione per l’arte contemporanea E-Emme.

Ripubblichiamo qui sotto una sua intervista, realizzata nel 1988 in occasione dei venticinque anni dell’attività della Polena e pubblicata in parte sulle pagine del Lavoro. Sopra il manifesto di A G Fronzoni per la mostra di Lucio Fontana nel 1966, uno dei capolavori del minimalismo grafico, nella collezione del MoMA di New York (e che dovrebbe andare in verticale); sotto, l’invito alla festa per gli ottant’anni di Edoardo Manzoni nel 2010, litografia di Max Bill per la mostra alla Polena nel 1969 e di  Jorrit Tornquist nel 1971. 

Com’era la situazione cittadina, quando le venne l’idea di aprire la galleria?
Deserta, tranne un tentativo di Rinaldo Rotta, una galleria in piazza San Matteo cui forse la città non si è interessata abbastanza. Un bello spazio, con mostre molto belle, l’unico vero contatto in città con l’arte contemporanea. Ha esposto per esempio, il Gruppo Uno. C’era naturalmente la Galleria Rotta di via XX Settembre, più «storica», ma che non aveva molti scatti sulla contemporaneità, tranne qualche mostra collettiva. Io allora dipingevo ed andavo spesso a vedere le mostre. Ancora prima ho conosciuto Mauro Reggiani, che aveva già esposto a Genova, Alla Galleria L’Isola che era in via XX Settembre. Una cosa che Reggiani ricordava di quel periodo era l’aver dovuto incollare una serie di tele su tavole di legno, perché gliene avevano rotta qualcuna con un ombrello. C’era anche uno spazio al primo piano del Palazzetto Rosso, gestito dalla moglie del pittore Gambetti, dove nei primissimi anni Sessanta abbiamo fatto una mostra dal titolo Mostra di arte astratta, e questo dice già molto. Un’altra saletta che è durata poco era in via Maragliano: Comunità, dell’Olivetti, dove ho fatto una mostra personale. Tutte cose sporadiche. Quando mi sono affacciato sul mercato dell’arte, intorno era tutto tabula rasa, tutto apparteneva al passato.

Che genere di opere si vedevano in quel momento nelle gallerie? Quali artisti sembravano i più interessanti?
Era un momento molto bello, a Parigi avevo visto una mostra bellissima di Yves Klein, quando faceva i primi nudi blu, e avevo già venduto alcuni quadri a Monaco di Baviera, altri a Parigi.

Cosa ha fatto scattare l’idea di aprire una galleria?
Dipingevo, e avevo lo studio in via San Luca con altri, il vecchio studio di Rocco Borella. C’erano dei fermenti e la voglia di fare, dovuta anche al fatto che non si sapeva dove esporre i nostri quadri. Abbiamo pensato anche di farci dare un permesso per appenderli nel vicolo… c’era molta insofferenza. Viaggiavo parecchio, anche per il mio temperamento irrequieto. Un giorno vidi un cartello con la scritta «Affittasi» vicino allo studio e pensai: «Bisogna aprire una galleria.»

Cos’è successo dopo l’apertura della galleria?
Una vera e propria serie di coincidenze fortunate: Eugenio Battisti insegnava all’Università di Genova, è nata la rivista Marcatrè con Umberto Eco e Gillo Dorfles, c’era Edoardo Sanguineti, è nata la Galleria del Deposito con Eugenio Carmi, la Carabaga… come se si fosse innescata una miccia. E poi la Galleriaforma, la Bertesca, la Samangallery… a Genova intorno agli anni Settanta c’erano cose eccezionali.

Come vede oggi la situazione cittadina? È cambiato il panorama delle gallerie e dei collezionisti?
C’è una grande voglia di fare e si sente, senza tendenze artistiche precise. Anche nelle gallerie più commerciali c’è la tendenza a fare mostre di una certa qualità. Mi sembra un buon segno. Per un po’ di tempo, per quanto riguarda i collezionisti, c’è stata un po’ di confusione, qualcuno comprava fuori Genova… Adesso sembra che sia tornato un po’ di movimento, che ci sia di nuovo interesse, forse anche un riflesso che viene da fuori, dove il mercato è più attivo anche grazie ai musei stranieri, che influiscono sulle decisioni, che comprano molto e che hanno smosso un po’ le acque.

Qual è il rapporto tra il gallerista e i giovani artisti? Mandano fotografie, vengono a mostrare i loro lavori?
Arrivano valanghe di diapositive e di cataloghi, purtroppo molti insistono senza valutare se io sono il gallerista giusto per loro e se loro sono gli artisti giusti per la galleria. Spesso ci si sbaglia, è raro trovare qualcosa che sia veramente bello. Se vedo cose che mi interessano, da quel momento comincio a seguire l’artista che le ha fatte, a tenere i contatti, a seguire lo sviluppo del lavoro e possono nascere buoni rapporti.

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Una Risposta

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  1. Giuseppe martucciello said, on 11 settembre 2012 at 19:46

    Mi manca Un Grande……………………G. M.

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