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Mostre viste a pezzetti: TUTTOCCHI, Fadda / Amabile e Fabbian

Posted in mostre by circospetto on 4 luglio 2011

Scriveva Il Secolo il 21 giugno:

 Genova – Nella suggestiva cornice di cinque Musei civici genovesi (il Castello d’Albertis Museo delle culture del mondo, il Museo di Sant’Agostino, il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, la Galleria d’Arte Moderna e le Raccolte Frugone) da domenica 12 giugno e fino al 3 luglio 2011 sarà ospitata TUTTOCCHI, mostra d’arte contemporanea curata da Barbara Barbantini e Massimo Palazzi realizzata in collaborazione con i Servizi Educativi e Didattici del Settore Musei.

Sopra: Simonetta Fadda, “Il corpo dell’immagine” (2011) al Museo di Sant’Agostino:

Una nuvola rosa si scompone e ricompone in un intreccio di corpi indistinti che si attraversano e si sovrappongono senza toccarsi. Al movimento delle immagini si aggiunge quello della superficie dell’acqua contenuta nella bacinella diove il filmato viene proiettato [combinando] la consistenza immateriale del video con la fisicità dell’acqua che gli spettatori sono invitati a toccare

Sotto, Paola Amabile / Alberto Fabbian, Chiamatemi Ismaele! (2011), al Museo di Villa Croce:

Ogni biglia racchiude un microcosmo al centro del quale un piccolo protagonista in legno galleggia. Con il movimento l’acqua contenuta nella biglia diventa elemento vivo, suggerendo le difficoltà e i pericoli che ogni viaggiatore avventuroso deve affrontare per riuscire sempre a riemergere

Troppo tardi, la mostra è finita ieri.  Speriamo che Fadda si decida a mettere online il video che la tormenta dai suoi esordi, anche solo per contribuire alla memorica storico-asrtistica della città. Linda Kaiser scriveva già dieci anni fa mentelocale:

Simonetta Fadda l’ho conosciuta qualche anno fa, a Genova. Era stata preceduta dalla fama di “quella che ha ripreso i genovesi pissing nel centro storico”. Tutt’altro che una dura. Piuttosto, una che esprime idee chiare. […]

“Era il 1993 e avevo appena traslocato nel centro storico di Genova, in San Donato. Appena mi affacciavo alla finestra notavo il fenomeno, che si ripeteva a tutte le ore. L’ho ritenuto paradigmatico del rapporto umano con il territorio. Mi sembrava interessante documentarlo, anche perché rovesciava il panorama italiano – la veduta – in questi altri termini.”

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