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Largo Lanfranco, i nuovi svizzeri: il no alla moschea va in tv

Posted in notizie by circospetto on 2 dicembre 2009

Ieri la Lega approfitta del risultato del referendum svizzero la Lega per manifestare (qui) e chiedere una serie di azioni (a Roma) sul tema, come un referendum simile e la croce sulla bandiera italiana. Scrive Donatella Alfonso:

prima dell´annunciato corteo-fiaccolata (intanto si è fatta sera) verso la prefettura al suono di slogan come «Genova cristiana, mai musulmana», «La Vincenzi con il burqa” «Preferiamo i cinghiali», «Mezzaluna? Sì ma… pe u pestu!», peraltro rimbeccati anche vivacemente da passanti di tutt´altro orientamento, la cinquantina scarsa di leghisti e aderenti al comitato del Centro Est si scatenano sugli spalti, guidati dai capipopolo Edoardo Rixi e Francesco Bruzzone; ottenendo peraltro, così come poco prima è avvenuto per i lavoratori dell´Ilva, un incontro con i capogruppo.

Davanti alla prefettura non è mancato l’appuntamento serale con la televisione. Ian Buruma, sul Corriere, commenta il caso svizzero e le sue ricadute (dopo il salto):

Se gli svizzeri e gli altri europei avessero maggiori certezze sulla loro identità, sarebbero ancora così spaventati dai cittadini musulmani? Probabilmente no. È da qui che credo nasca il problema. Fino a non molto tempo fa, la maggioranza dei cittadini del mondo occidentale aveva indiscussi simboli di fede e di identità collettiva. Le guglie delle chiese che ancora abbelliscono molte città europee avevano un preciso significato per la maggior parte della gente, e pochi si sposavano con persone di altra religione. In un recente passato, molti europei credevano ai loro re e regine, sventolavano la bandiera, cantavano l’inno nazionale, apprendevano le vicende eroiche della storia nazionale. Il loro Paese era la loro casa. I viaggi all’estero erano riservati ai marinai, ai soldati, ai ricchi. «L’identità» non era ancora vista come un problema. La globalizzazione, il progetto dell’Europa unita, la sconfitta delle aspirazioni nazionaliste in due catastrofiche guerre mondiali e soprattutto la diffusa perdita del sentimento religioso hanno cambiato le cose. La maggior parte di noi vive oggi in un mondo laico, liberale, disincantato. Gli europei sono ora quasi ovunque più liberi di quanto siano mai stati. Non ci viene più detto da preti o da superiori cosa fare o pensare. E se ancora accade, di solito non ce ne curiamo. Questa recente libertà ha però un prezzo. L’affrancamento dalla fede e dalla tradizione non ha sempre prodotto maggiore felicità, ma al contrario è stata spesso causa di un diffuso smarrimento, di timori e risentimenti. Le espressioni di identità collettiva, pur non essendo del tutto scomparse, sono confinate per lo più agli stadi di calcio, dove si trasformano facilmente in violenza e risentimento. I demagoghi populisti attribuiscono alle élite della politica, della cultura e del commercio la colpa delle tensioni del mondo moderno.

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