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Palazzo Ducale: Maurizio Maggiani, Mi sono perso a Genova, ultimi giorni!

Posted in mostre by circospetto on 8 febbraio 2008

Allestimento della mostra di Maurizio MaggianiMaurizio Maggiani, la mostra a Palazzo Ducale

La mostra a Palazzo Ducale è un viaggio romantico, è scritto nella presentazione, e come tutti i viaggi ha un termine; in questo caso, il 10 febbraio. In Mi sono perso a Genova Maurizio Maggiani, narratore e opinionista (“di ritorno”, come si vedrà più avanti) del Secolo XIX compone con fotografie (“forse non tutti sanno che Maurizio Maggiani è anche un valentissimo fotografo”) e pensieri un grande racconto di immagini, parole e suoni: un viaggio (interiore) nella città di Genova, che abbiamo potuto compiere con lui in contemporanea con l’uscita del libro omonimo.

Ci saranno blocchi di racconto.
La città delle stratificazioni, delle sovrapposizioni.
La città del viaggio al Gaslini, la città litoranea.
La città della modernità, il Ponente.
La città del “passo” tra Levante e Ponente, tra porto e acciaieria, tra Bisagno e Polcevera.
La città metafisica, la città delle luci e dei sipari.
La città delle crose, la città sopraelevata.
Sarà un racconto e non un documentario, questo è ovvio. Non ci sarà tutta Genova, ma solo la parte che possiedo, quella che porto con me, quella che mi rimane, quella ancora buona per il sogno notturno e la meraviglia diurna.

In occasione degli ultimi giorni di Mi sono perso a Genova abbiamo chiesto a Pier Paolo Rinaldi di rispolverare la prima intervista al Maggiani “scrittore-scrittore”, pubblicata sul Lavoro-La Repubblica nel 1990 per l’uscita del suo primo romanzo da Feltrinelli, Vi ho già tutti sognato una volta.

Maurizio Maggiani, “Mi sono perso a Genova”Maurizio Maggiani, “Mi sono perso a Genova”

Le vie per cui si giunge a pubblicare un libro sono molte e imperscrutabili. “La mia è una storia esemplare – esordisce Maggiani. – Non mi sono mai occupato di letteratura, lo giuro. Ho scritto un saggio di psicanalisi nel 1975, per la Emme Edizioni di Rosellina Archinto, e poi basta. Ho fatto un po’ il giornalista…”.Il giornalismo, quindi, è stata la palestra di Maurizio Maggiani, “pubblicista volante”. Nel 1980 scrive al Secolo XIX una lettera di fuoco su La Spezia, la città odiata e amata in cui abita. La lettera viene pubblicata e la redazione del giornale gli chiede di continuare a collaborare.

“Così ho cominciato a scrivere commenti politici: ‘Le trenta righe di Martin’. Erano attacchi durissimi… durati otto, dieci numeri, poi è cambiato il caporedattore e quello nuovo ha cominciato a censurarmi. E poi basta. Sono veramente ‘l’uomo dai mille mestieri, come è scritto nella presentazione del libro [Vi ho già tutti sognato una volta], ho fatto veramente di tutto, compreso scrivere per due anni di viaggi e di gastronomia sull’Unità. Poi ho smesso per laurearmi (a 37 anni) in Sociologia delle religioni, a Firenze, e per scrivere il primo racconto. Oggi scrivo recensioni letterarie, sempre sull’Unità, che non mi ha mai censurato una riga. Anche se mi son permesso (perché non ho niente da perdere) certe arditezze stilistiche, e di contenuto…”.

Niente letteratura, dunque, fino ad un giorno del 1985 in cui Maggiani ha un terribile incidente stradale con la sua Suzuki 500. Complicazioni, apparecchi, ferri, due anni a letto e tutto il tempo di ripensare ad una strana storia d’amore.

“Mi ero arrabbiato spaventosamente con una donna che, pur avendo accettato di frequentarmi (con tutto quello che ne derivava, e nonostante fossi ancora tutto ingabbiato nelle mie protesi, intellettuali e fisiche) taceva sempre. Non ha mai detto una parola… se non ‘Ciao’, o ‘Arrivederci’ . Non ho mai capito se è venuta con me per pietà, per amore, per devozione, o per semplice processo fisiologico di crescita. Quando una persona è insondabile non puoi nemmeno farle del male, perché non ha porta per l’anima, non ha un pertugio in cui ti puoi intrufolare. E quindi, per me, era priva di cuore… che è la porta dell’anima, nella concezione contadina della fisiognomia. L’unico modo che ho trovato per vendicarmi è stato scrivere un racconto intitolato La donna senza cuore, che sostanzialmente è una lettera indirizzata a lei. Nel frattempo il mio amico del cuore, che si chiama Enrico, me lo ha preso e l’ha fatto leggere ad un amico comune, Franco Fortini, che gli ha consigliato di mandarlo all’Espresso. Enrico l’ha spedito e il racconto è stato selezionato, assieme ad altri quattro, dalla giuria intergalattica del premio, il Gotha della letteratura italiana”.

Il premio – “primo gradino di una possibile carriera nel mondo delle patrie lettere”, scrisse allora L’Espresso – sembra aver raggiunto il suo scopo: gli editori cominciano a telefonare. Maggiani scrive e spedisce “una specie di introduzione a una storia”.

“I primi a rispondere sono stati gli Editori Riuniti: mi han dato un contratto da firmare, un modesto anticipo, mi son messo a scrivere… ed è venuto fuori Màuri màuri. Uscito il libro, che ha avuto un insperato successo di critica, mi hanno telefonato altri editori e io ho scelto (e devo dire che è un lusso) un piccolo editore invece di uno grande, un contratto per una cifra invece che un’altro per il doppio. Un lusso ed anche un calcolo, perché un grande editore è come una multinazionale: si può permettere di darti milioni e milioni perché se il libro va bene hanno fatto i soldi, ma se va male… Avanti un altro. Una volta pubblicare con Feltrinelli poteva essere considerata una scelta di campo. Ma ho avuto contatti con diverse case editrici e oggi, quando arrivi da questi signori, non sei mai certo di che aria tiri. Ti danno l’impressione di farti accomodare in una stanza dove, comunque, ‘siamo tra di noi’, non so se mi spiego… In effetti l’industria culturale soggiace a un’ideologia assolutamente mercantile. Sembra di essere in quegli empori olandesi del Cinquecento dove l’ugonotto e il cattolico, che fuori si scannano, fanno trattative con grande signorilità e grande tolleranza. La notte dopo può essere, però, la notte di San Bartolomeo… ”

Pier Paolo Rinaldi
(Immagini da palazzoducale.genova.it)
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Una Risposta

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  1. […] la prima intervista a Maggiani, del 1990, ecco il video di presentazione della mostra alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, […]

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