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Ileana Sonnabend, una forza del mondo dell’arte

Posted in arte by circospetto on 1 novembre 2007

+++Donna dal gusto e dal temperamento formidabili, per decenni figura di riferimento per l’arte contemporanea, definita “il più grande gallerista della seconda metà del XX secolo” da Achille Bonito Oliva su Repubblica, Ileana Sonnabend è mancata a New York qualche giorno fa. Moglie “storica” del leggendario gallerista Leo Castelli, considerata da alcuni “un incrocio tra Buddha e Machiavelli”, ha portato l’arte americana in Europa e l’arte europea (compresi molti italiani dell’Arte Povera) negli Stati Uniti.

E negli anni Settanta Ileana Sonnabend ha avuto una decisiva influenza anche sulla vita artistica genovese, quando nelle gallerie si respirava un’aria internazionale e le opere erano nuove e provocatorie (e non solo oli su tela del Bigo e della Lanterna come accade, con qualche eccezione, oggi). Abbiamo chiesto a Paolo Minetti, in quegli anni titolare della Galleria Forma, di parlarci di lei.

Ileana Sonnabend alla Galleria Forma (1973)
Galleria Forma: Ileana Sonnabend, Robert Morris, Clotilde Tosa, Rino Rebora (Genova 1973).

Ileana amava molto l’Europa e Genova, diceva, le ricordava la sua gioventù rumena. Eravamo a pochi anni dall’ultima guerra mondiale, c’era una grande voglia di presentare cose nuove, non c’erano i mezzi di oggi e per conoscere le novità bisognava prendere il treno e l’aereo e andare dove le cose succedevano.
Così siamo andati, il mio socio e io, a Parigi nel dicembre del ’72 per conoscerla e da lei abbiamo preso una serie di serigrafie di Andy Warhol per una mostra alla Galleria Forma, che avevamo aperto ad ottobre. Facevamo mostre mensili, velocissime: la prima è stata di Mario Ceroli, la seconda di Enrico Castellani.

Lei era venuta a Parigi da New York e noi prendemmo l’impegno d’incontrarla l’anno seguente per vedere quali mostre si sarebbero potute fare insieme. Questo impegno diede un grande impulso alla galleria, perché a Genova – anche se nel ’69 era già nata la Galleria La Bertesca con l’Arte Povera – nessuno aveva mai visto questo genere di cose.

Nella mostra di Robert Morris proponemmo i suoi beams, che attraversavano le finestre della galleria. Erano uno di rame e uno di ottone, lunghi quattro metri: i due metri all’esterno erano freddi, quelli all’interno erano caldi. Inizialmente Morris voleva farli passare attraverso la parete, buttandola giù, cosa che non potemmo fare. E fu un grande successo, Flash Art ci dedicò la copertina e la galleria diventò piuttosto conosciuta in Italia.

Mostra di Robert Morris (Genova 1973)
Antonio Homem, Rino Rebora, Ileana Sonnabend, Paolo Minetti, Germano Celant, Bernd Becher, Robert Morris, Max Becher, Emilio Rebora. Foto di Hilla Becher (interno di trattoria, Genova 1973)

Dopo Morris si fece una serie di mostre che andavano da Vito Acconci a Bernd e Hilla Becher, una delle loro prime mostre in Europa, di certo la prima in Italia. Ileana, che ce li ha fatti conoscere, era una persona di sottile intelligenza artistica – se ne parla anche nella biografia del suo primo marito, Leo Castelli, e nella prefazione di Gillo Dorfles – ed era lei a indicare al marito gli artisti. Con noi aveva una grande amicizia, un grande feeling, cosa non facile con gli americani: ci consegnò sempre il materiale, con grande fiducia, e noi fummo tra i primissimi a lavorare con lei, prima che fosse introdotta in tutta Italia. Ancora oggi, per fare un esempio, il nucleo del Madre, il nuovo museo d’arte contemporanea di Napoli, è formato da più di quaranta opere della sua fenomenale, sterminata collezione.

Paolo Minetti (New York, 2006)
Paolo Minetti (New York, 2006). La scultura è Love di Robert Indiana.

Una Risposta

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  1. Viana Conti said, on 17 luglio 2010 at 09:17

    Paolo Minetti, in questa foto a New York del 2006, riflette la sua “aura” su quella dell’opera di Robert Indiana!

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